Il segreto dell’empatia è nel silenzio. In quel particolare silenzio che è ascolto partecipe. E invece, dinanzi al dolore altrui, dinanzi ad uno sfogo di qualcuno, anche di qualcuno che ci è caro, siamo spesso portati a intervenire con parole, consigli, esortazioni. Desideriamo che le emozioni negative che avvolgono quel qualcuno, sconforto, ansia, sofferenza psichica, scompaiano presto dal suo e anche dal nostro orizzonte. Allora tentiamo di sollevare l’altro dal dolore sminuendo le circostanze che lo hanno causato, oppure suggerendo di voltare pagina o di sorvolare o di mutare atteggiamento mentale.
Per contro, chi soffre ha bisogno innanzitutto di essere ascoltato, di sapere che non è solo, che c’è qualcuno capace di tenere lo sguardo fisso su di lui, in un silenzio che abbraccia e che conforta. Chi si trova in un inferno di emozioni negative, di cosa ha veramente bisogno? Di qualcuno che gli rimanga accanto in quell’inferno, del quale ancora non ha preso le misure e dal quale ancora non è pronto a fuggire con uno scatto di razionalità. Certamente, da quel luogo di pena bisognerà uscire e i consigli ragionevoli saranno preziosi, ma i consigli verranno dopo, ora occorre sostare nell’empatia. Tenere lo sguardo fisso su chi manifesta un dolore, un disagio, una fatica, un malumore, un doloroso rimpianto. Saper stare, accanto all’altro, in quella situazione.
Giovanni Bellini, Compianto sul Cristo morto, particolare.